IL TERMINE CRISI E L’EVOLUZIONE DELLA FINANZA AMERICANA

La parola crisi deriva etimologicamente dal greco ed inizialmente stava ad indicare il verbo “separare”.
Con gli ideogrammi cinesi invece indicava due altri significati: “difficoltà” ed “opportunità”.
Ad oggi le sono stati attribuiti vari significati a seconda dei contesti (medico, psicologico, economico, matrimoniale etc.)in cui viene usata e degli interlocutori.
Nel contesto di questo articolo del blog sta ad indicare un periodo di difficoltà traumatica o squilibrio riferita ad elementi sociali ed economici (….)mancanza di uniformità e corrispondenza tra valori e modi di vita: es. LA CRISI DEL SISTEMA, CRISI DI VALORI.
Ora vediamo di applicare la parola al contesto in cui la vogliamo utilizzare che è quello economico in questo caso.
Negli anni antecedenti il 2008 con il fallimento della banca americana Lehman Brothers e lo scoppio dei subprime i flussi della finanza erano diventati maggiori di quelli dell’economia reale ( scambio di beni e servizi).
Di conseguenza la finanza si è sganciata dall’economia reale e quindi non ne era più la fonte atta per gli investimenti in nuovi progetti innovativi, ecocompatibili con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro in cui acquisire competenze ed avere know-how e skills eccellenti.
Quindi la finanza è diventata una sorta di nuova economia con base la formuletta ” soldi per fare altri soldi”, i quali si sono comprati pezzi di economia reale.
Basti pensare che ad esempio che nel 2006 il 40% dei profitti derivavano da attività finanziarie e il valore delle transazioni finanziarie giornaliere Usa superava di 60 volte il commercio reale annuale.
Quindi i capitali si possono muovere liberamente nel mondo come le partite correnti ( merci) cambiando così le sorti dell’economia reale.Questo enorme mostro senza controllo si è espanso e scatenato dagli anni ’80 tramite due importanti fattori innovativi:

a)LIBERALIZZAZIONE DEGLI SCAMBI FINANZIARI: iniziato appunto nei ruggenti anni ’80 e proseguendo nel corso degli stupendi anni ’90, ove si arriva ad una legge che modernizza le attività finanziarie tipiche. Con l’introduzione di questa norma si facilita la speculazione sulle materie prime e si permette alle banche di investimento operanti sui mercati finanziari di fondersi con le banche commerciali,ossia quelle che detengono i risparmi delle famiglie. Da qui il mantra americano “TOO BIG TO FAIL” . Di conseguenza lo Stato non può permettere di lasciar fallire questi grossi colossi finanziari e qui ci troviamo a capire almeno in parte come mai lo Stato americano salva le banche per evitare il default dei risparmi dei privati e di un intero sistema.
Però a questi colossi finanziari è stato permesso di investire anche i risparmi delle famiglie e dei privati in operazioni ad alto rischio senza battere ciglio.

b) ALTRO FATTORE INNOVATIVO.
Il settore privato americano composto da famiglie ed imprese ha accumulato un forte debito nei confronti del settore pubblico meno indebitato, ma anche esso in crescita (di debito)per le varie spese militari americane a cui Bush Junior ha dato inizio nei primi anni 2000 e gli sconti fiscali volutir per le classi americane più facoltose ed abbienti, quindi il resto del mondo prestava soldi agli Usa.
La Cina (tanto odiata dagli yankee anche per marketing politico diciamocelo) e il Giappone forte alleato e partner commerciale degli americani sono i principali creditori degli Usa a cui portano merci e gli Usa le portano ad altri Paesi indebitandosi.
Difatti queste transazioni finanziarie che avvengono con i Paesi esteri (ricavate dalle esportazioni),ritornano negli Usa come prestiti e quindi questo implica molti sforzi alla finanza nel sostenere questa tipologia di sistema.
Dunque il sistema diventa insostenibile e quindi gli Usa dovrebbero importare maggiormente per cercare di equilibrare la bilancia commerciale ( documento in cui vengono registrati debiti e crediti di tutte le movimentazioni commerciali delle merci con l’estero e all’interno di un Paese, quindi import ed export) nei Paesi creditori come Cina e Giappone indebitandosi meno.

Daniele Scandelli

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